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TUTTA LA MANFRINA SU FACEBOOK E GOOGLE? GLI PORTA SOLO UTILI!

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Pubblicato da in Social ·
Guadagnano pure se l’Europa stringe le maglie della privacy. Come? Semplice, tutta la pubblicità on line deve comunque passare da loro – L’ultima trimestrale del social network è salita del 63% ...

Arturo Zampaglione per Affari & Finanza - la Repubblica

A Wall Street si parla sempre più di duopolio: non solo Google e Facebook stanno uscendo quasi indenni dallo scandalo dei dati personali rubati da Cambridge Analytica; non solo la settimana scorsa con la pubblicazione della prima trimestrale 2018 i due colossi hi-tech hanno stupito gli analisti con una fiammata negli utili e fatturato, ma sono addirittura considerate le potenziali vincitrici delle offensive a difesa della privacy avviate in Europa e in preparazione negli Stati Uniti.

Sembra un paradosso: se Google e Facebook sono leader nella pubblicità online e le maggiori depositarie di ogni tipo di informazione degli utenti, perché mai dovrebbero trarre ulteriori vantaggi, proprio loro, dalla stretta nei regolamenti sulla privacy? Tanto più che è stata proprio la gestione allegra dei dati Facebook, sfruttata a fini politici, ad accelerare il nuovo corso. Ma la spiegazione è semplice.

Grazie alla sua fama e a un alone di affidabilità, il duopolio ha più facilità di altri, specie delle società più piccole, nel raccogliere i consensi al trattamento dei dati personali imposti dall' imminente entrata in vigore del Gdpr, il nuovo codice di condotta varato a Bruxelles. Grazie poi all'enorme massa di dati di cui dispongono, Google e Facebook possono rinunciare con più facilità di altri alla fetta di utenti che negano i permessi all' uso delle loro informazioni e quindi alla pubblicità mirata. Il risultato?

Google e Facebook resteranno il passaggio obbligato di tutto il mondo della pubblicità online. Lo stesso Zuckerberg ha sottolineato al Congresso l'effetto perverso: «Per noi sarà facile mettere in opera le nuove regole, per le startup nient'affatto». «Noi siamo già pronti», gli ha fato eco il capo di Google, Sundar Pichai. L'impressione è però che gli scandali sulla privacy non abbiano messo in crisi il "business model" di Facebook, come si era pensato in un primo momento.

La conferma? Proprio nell'ultima trimestrale: l' utile netto del social network è salito a 5 miliardi di dollari (+63 per cento rispetto ai primi tre mesi del 2017), mentre il fatturato pubblicitario ha raggiunto 11,8 miliardi di dollari. Simile boom nei conti di Alphabet, la holding di Google: utili trimestrali record di 9,4 miliardi di dollari (+73 per cento) e un fatturato pubblicitario di 24,8 miliardi di dollari.

Certo, le quotazioni a Wall Street del "duopolio" risentono ancora dei contraccolpi dello scandalo Cambridge Analytica, ma gli analisti prevedono una ripresa in tempi brevi. E comunque la capitalizzazione di Alphabet resta pur sempre di 721 miliardi di dollari e quella di Facebook di 506 miliardi. Apple resta la prima della classe, ma non è lontana: 837 miliardi.



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